Giovanna

Jul 15

ambient intelligence per l'apprendimento e la condivisione della conoscenza →

Jul 15

Challange for the forth week

cogsci2010:

Can you find examples that go in favor or against the Vygotsky’idea that learning lead  development?

Just one choise this week


La telematica può assumere significati diversi nei diversi momenti didattici in cui viene utilizzata (progettazione, conduzione e validazione di un processo formativo) e secondo i diversi modelli del suo impiego a supporto delle attività educative: accesso rapido a risorse remote di interesse didattico, servizio di posta veloce nei processi di educazione a distanza, remotizzazione della lezione basata su canali trasmissivi ad alta velocità, ecc.
Tuttavia il potere didattico della telematica si concretizza non tanto nell’essere in grado di sostituire il telefono o il servizio postale, o di fornire un sistema efficiente di distribuzione di massa, ma piuttosto nella sua capacità di realizzare nuove forme di interazione collettiva.
In questo contesto, l’interesse della ricerca si indirizza in modo prevalente all’uso della telematica quale strumento di supporto alla cooperazione didattica, sia fra docenti per le attività di formazione/aggiornamento e di progettazione didattica, sia fra studenti nei processi di apprendimento.
Apr 28

marcowange's blog: contare come esempio di insegnamento che conduce lo sviluppo. →

C’è un racconto che risale al Settecento, citato da tutti gli studiosi delle abilità matematiche degli animali. E’ la triste storia di un corvo che viveva in una torre e che, per sua sfortuna, sapeva contare soltanto fino a cinque:

Questo significa che il corvo sapeva contare…

E poi dicono che gli animali non sono intelligenti: un pappagallo che comprende il concetto di zero

LONDRA - Un pappagallo grigio africano con un cervello grosso come una noce ha dimostrato di saper comprendere il concetto numerico dello zero, una nozione astratta che gli esseri umani non riescono ad afferrare fino ai tre o quattro anni di età e che gli antichi greci ignoravano del tutto.

Alex, un pappagallo di 28 anni, è stato studiato da Irene Pepperberg, una scienziata della Brandeis University del Massachussets e del Radcliffe institute che ha trascorso quasi 30 anni a studiare i meccanismi cognitivi dei pappagalli. Dalla sua ricerca pubblicata sulla rivista scientifica britannica Journal of Comparative Psychology emerge che Alex è in grado di utilizzare la parola ‘zero’ o ‘nessuno’ in maniera corretta.

Il pappagallo è uno degli esemplari più intelligenti allevati dalla studiosa. Alex è in grado di descrivere oggetti utilizzando una gamma di oltre 50 aggettivi, inclusi sette colori e cinque forme, di precisare le dimensioni, di dire dove vuole andare e che cosa vuole.

Oltre a queste abilità straordinarie, Alex ha anche sviluppato la capacità di contare fino a sei e riconoscere le similarità e differenze tra un numero di oggetti. La sua comprensione del concetto dello zero è venuta per la prima volta alla luce quando ad Alex è stato mostrato un vassoio sul quale c’erano due blocchi di legno blu, tre verdi, quattro gialli e sei arancioni. La Pepperberg ha quindi chiesto ad Alex: “Ce ne sono cinque dello stesso colore?" ed Alex ha risposto, "No nessuno”. (*)

“Quello che Alex ha fatto è stato commentare l’assenza di un certo numero di oggetti con la stessa caratteristica. Non sono sicura che comprenda lo zero in se stesso, ma lo interpreta nel senso di assenza”, ha dichiarato la Pepperberg, secondo la quale i pappagalli comprendono perfettamente l’assenza di qualcosa, lo zero come mancanza di una quantità.

“I pappagalli reagiscono all’assenza del loro partner, all’assenza di membri del loro gruppo, all’assenza di cibo, di riparo e di certe azioni. L’assenza è un concetto basilare”, ha detto la scienziata, secondo la quale l’abilità mostrata da Alex non dipende dal suo addestramento, ma da capacità innate che hanno a che fare con la sopravvivenza.

(*) conosco umani ben oltre i quattro anni di età che non saprebbero rispondere correttamente a questa domanda (e non ditemi che non ne conoscete anche voi :-))

Apr 28

Challange for the forth week

cogsci2010:

Can you find examples that go in favor or against the Vygotsky’idea that learning lead  development?


Apr 28

Per quanto possa sembrare sorprendente, il semplice utilizzo di una scatola dotata di uno specchio, in grado di dare al soggetto l’impressione di vedere il proprio arto fantasma nell’immagine riflessa dell’arto sano, sembra aver portato numerosi benefici ai pazienti afflitti da paralisi e dolori all’arto illusorio. Il fatto stesso di fornire un feedback visivo dell’arto in movimento sembra poter agire sui circuiti cerebrali tanto da variare la mappa corporea. L’uso di questo metodo è stato introdotto in via sperimentale dal neurologo indiano, V.S. Ramachadran, uno dei massimi esperti della sindrome

Apr 28

Arto fantasma

Il mio occhio spiegato al calamaro

Quando un braccio o una gamba vengono amputati, succede che i pazienti continuino a sentirne la presenza. Non una gran compagnia, perché in alcuni malcapitati l’arto fantasma ha i crampi. I crampi a un braccio vero vanno e vengono, ma quelli a un braccio che non esiste non passano mai; di rimediare con un massaggio non se ne parla.
Ci tocca consolarci in un altro modo: se non esistessero braccia e gambe fantasma, il mondo che vediamo attorno a noi avrebbe un buco, e mica un buco da poco.

Il mio occhio è una sfera con un utile tappetino all’interno, sul fondo. Questo tappetino (la rètina) è una specie di sistema postale, con cellule “scrivane” (i fotorecettori) che rispondono alla luce e la convertono in segnali elettrici; cellule “intermediarie” che ricevono i segnali dalle cellule scrivane e li passano alle cellule postine; e cellule “postine” che li recapitano al cervello. Immaginate che il tappetino sia un condominio a tre piani: al piano più alto le scrivane, al piano sotto le intermediarie, e al piano terra le postine. Da qui al cervello c’è un po’ di strada, ma le postine non hanno bisogno di spostarsi: hanno codine lunghe e sottili, che ricoprono il pavimento e per praticità si raggruppano tutte in un fascio, il nervo ottico. Il nervo ottico deve bucare l’occhio per uscire, e che sarà mai se c’è un buco sul pavimento: tanto siamo al piano terra, giusto? Ah! qui entra in scena il calamaro, con tanto di fanfara.
Nell’occhio del calamaro, il buco sta intelligentemente sul pavimento; ma nel nostro (e in quello degli altri vertebrati), il buco sta sul tetto. Il tappetino è capovolto: la luce in arrivo deve attraversare prima il pavimento ricoperto di cavi, poi le cellule postine, poi le cellule intermediarie, poi le cellule scrivane; solo a questo punto viene captata e trasformata in segnali elettrici. Gran parte della luce arriva a destinazione comunque, perché la retina è sottile e le cellule praticamente trasparenti; però non venitemi a dire che siamo nel migliore dei mondi possibili. Tanto è vero che l’evoluzione ci ha messo una toppa: nel punto centrale della retina, dove mettiamo a fuoco quello che vogliamo vedere chiaramente, c’è una sorta di precipizio, una stanzucola al piano terra. Qui le cellule scrivane non hanno nessuno sulla testa: le cellule postine e intermediarie sono ammucchiate di lato.
Specie in presenza di calamari, dobbiamo ammettere che questa retina rovesciata è un caso plateale di errore di progettazione. L’errore non era tale nel progetto originario: il primo occhio era un gruppo di cellule sensibili alla luce, collocato sotto la pelle di un nostro minuscolo antenato trasparente. Le fibre nervose vi giungevano dall’esterno, una soluzione buona come un’altra per una creatura trasparente. L’evoluzione ha edificato su queste basi, e centinaia di milioni di anni non hanno potuto far nulla per eliminare il difetto di partenza.

Apr 28

sindrome di Couvade →

i sindromi del padre in “dolce attesa”

Apr 28

e conseguentemente anche la depressione post parto!

Apr 28

Ma esiste anche la gravidanza isterica del papà!!!

I papà condividono i sintomi della gravidanza

Pubblicato da angeladimps in Curiosità, Disturbi Gravidanza, Diventare Papà, Figli. Martedì, 30 Marzo 2010.

diventare papà
Direttamente da Sidney arriva l’esito dell’ennesima ricerca. La ricercatrice dell’Università di Waikato in Nuova Zelanda, la dottoressa Irene Lichtwark ha condotto una ricerca sullo stress dovuto alla gravidanza. Tale studio tra le altre scoperte conferma in maniera chiara la cosiddetta “sindrome di Couvade“. I futuri papà risentirebbero dei classici sintomi prodotti dalla gravidanza. Infatti i padri a contatto con la loro donna in dolce attesa accusano di frequente nausea, vomito, voglie di determinati cibi, costipazione, gengiva sanguinanti, mal di reni, coliche addominali e addirittura aumento del peso.

Apr 28

Challenges for the third week

cogsci2010:

Look for evidences in favour or against the sensorymotor coupling, that is the hypothesis that perceptual and motor systems evolved and works as one.

The phantom limb is an extreme conditions but there are more mundane situations that are expression of the same process, that is the  projection of brain’s construction of our assumed reality in the world (which include ourselves). Looks for examples

   GRAVIDANZA ISTERICA

 immagine 

Se c’è un esempio potente di come la mente umana sia in grado di modificare e agire sul corpo questa è la cosiddetta pseudociesi o gravidanza isterica. Il termine pseudociesi fu coniato da John Mason Good dal greco pseudes (falsa) and kyesis (gravidanza) nel 1923. E’ una condizione molto rara in cui una donna presenta una serie di sintomi fisici e psicologici che “mimano” una gravidanza che non è in atto.

I sintomi più comuni sono la convinzione pervicace di essere incinta (100%) la sensazione di avvertire movimenti fetali (dal 48 al 75%), cambiamenti morfologici e secretivi del seno (59%), ingrossamento addominale (97%), irregolarità mestruali (98%), galattorrea (56%), aumento di peso (44%) e financo dolori da travaglio e falsi parti (1%). Quello che manca è la possibilità di auscultare il battito cardiaco del feto, il feto non si vede all’ecografia e ovviamente non si arriva ad alcun parto.

Di gravidanza isterica parlava già Ippocrate nel 300 a.C. e molto nota è la storia sintomatologica di Mary Tudor, regina di Inghilterra. Un picco di incidenza fu riportato fra il 1890 e il 1910 con 156 casi segnalati nella letteratura inglese, mentre solo 42 casi furoni riportati tra il 1959 e il 1979, oggi si stima un tasso di una gravidanza isterica ogni 22.000 nascite.

L’età media delle donne affette da questo disturbo è di 33 anni sebbene siano stati riportati casi di donne molto giovani (6 anni e mezzo) e molto anziane (79 anni). Più dei due terzi sono sposate e circa un terzo sono state incinta almeno una volta. Le donne vittime di incesto hanno un rischio maggiore di sviluppare gravidanze isteriche così come coloro che hanno una storia di infertilità alle spalle(il 59% di tutti i casi). Da un punto di vista culturale e geografico la condizione è diminuita drammaticamente in quelle parti del mondo in cui i test di gravidanza sono diventati largamente disponibili, mentre nelle culture che danno molto valore alla gravidanza e che fanno strette associazioni fra fertilità e il valore di una persona hanno ancora un alto tasso di incidenza. Da un punto di vista causale non c’è un accordo univoco fra gli studiosi anche se sembra plausibile che la gravidanza isterica sia il risultato di un delicato loop a retroazione fra mente e corpo.

Uno stato emotivo iniziale (un desiderio disperato o una paura della gravidanza, si tratta di persone per le quali la gravidanza diventa estremamente rilevante per la propria identità e la propria autostima) indurrebbe un’ abnorme secrezione di ormoni come la prolattina, che a loro volta produrrebbero i loro propri effetti fisici e psicologici come il gonfiore addominale e la secrezione di latte ecc. e la sensazione di “maternità”

appena letta la challege ho pensato anche al rapporto dei gemelli, in questo caso si tratta di gemelli siamesi, che pur essendo stati divisi non scindono il loro profondo legame:

Gemelli siamesi separati: si tengono per mano!
  Oggi alle 19.16

Sono stati separati da un team di 20 medici londinesi, ma i gemellini siamesi Hassan e Hussein Benhaffaf sembrano intenzionati ad affrontare il mondo insieme. I piccoli, infatti, appena tornati a casa dopo la convalescenza, sono stati fotografati nel loro lettino mentre si tenevano per mano, proprio come hanno iniziato a fare fin da quando erano ancora nel pancione della mamma. I neonati, che ormai hanno cinque mesi, sono stati separati ad aprile presso il Great Ormond Street Hospital. Sul ‘Daily Mail’, insieme alla foto post-operatoria mano nella mano, si mostra anche un’ecografia in cui i bimbi si tenevano già per la mano. I piccoli, nati in Irlanda nel dicembre scorso da madre irlandese e papà algerino, erano uniti per l’addome, ma avevano due cuori. Questo aumentava notevolmente le possibilità di sopravvivenza dopo l’intervento. I piccoli sono stati separati con una maratona chirurgica durata 14 ore, necessarie a separare tra l’altro fegato, intestino, vescica e pelvi. Ora i bebè hanno una gamba ciascuno, e probabilmente saranno dotati di un arto protesico in futuro. Il rapidissimo recupero dei bimbi ha lasciato gli stessi chirurghi londinesi a bocca aperta: si aspettavano infatti almeno quattro mesi di ricovero post-operatorio in ospedale. «Per essere bimbi uniti lungo un’area così estesa, si sono ripresi con una velocità molto maggiore di quella consueta», spiega Edward Kiley, lo specialista in questo campo che ha diretto il team coinvolto nell’operazione. «Non pensavo che ci saremmo trovati nelle condizioni di dimettere bebè come questi in un paio di mesi - aggiunge - Siamo deliziati». Una gioia condivisa dai genitori dei piccoli. «Hassan e Hussein - ha detto la mamma, Angie Benhaffaf, 36 anni, di East Cork - ci hanno mostrato che miracoli ancora accadono e che i sogni diventano realtà».